MELONI, TRUMP, I PARAMILITARI FASCISTI DELL’ICE E L’INESORABILE EROSIONE DELLO STATO DI DIRITTO
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Negli ultimi mesi ho spesso ripensato a un incontro con un vecchio compagno di liceo, David, il quale mi confidò la sua profonda inquietudine riguardo alla situazione politica negli Stati Uniti. Mi parlò con angoscia della crescente militarizzazione di alcune forze di polizia federali, in particolare dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), e dell’impressione, condivisa da molti, che il loro operato proceda spesso senza sufficiente controllo democratico o rispetto delle libertà civili.
Tanto che David mi avrebbe confidato di voler lasciare gli USA.
Le immagini degli ultimi giorni, con l’uccisione di Renee Good a Minneapolis da parte di un agente dell’ICE — episodio che ha suscitato proteste diffuse in molte città americane — hanno tragicamente confermato queste paure. Good, cittadina americana, madre di tre figli e poetessa di 37 anni, è stata colpita da colpi di arma da fuoco durante un’operazione di polizia federale, scatenando tensioni, contestazioni e richieste di responsabilità in tutto il paese.
Quando mia moglie, dopo una nostra discussione sul tema, ha tirato un sospiro di sollievo, osservando “per fortuna viviamo in Italia e non negli USA di Trump”, quella frase mi ha colpito.
Sì, certo: il quadro politico statunitense di oggi presenta aspetti allarmanti.
Eppure, l’osservazione di mia moglie mi ha riportato alla mente il famoso paradosso della rana bollita che Noam Chomsky usa come allegoria, per descrivere come una popolazione possa abituarsi gradualmente a erosioni del diritto e della dignità senza rendersene pienamente conto.
In altre parole, in Italia non è stato necessario un evento catastrofico improvviso perché un sistema si deteriorasse: è successo per piccoli incrementi, uno dopo l’altro, che all’inizio non sembravano eccezionali, ma che alla lunga hanno modificato e stanno modificando profondamente il rapporto tra cittadini e potere.
Come la rana che non salta fuori dall’acqua mentre questa si riscalda lentamente, anche noi — qui in Italia come altrove — rischiamo di abituarci progressivamente a indebolimenti dello stato di diritto perpetrati dal governo Meloni, a soprusi legittimati dall’emergenza, a limitazioni delle libertà individuali o collettive, semplicemente perché si verificano un po’ alla volta e perché la retorica dominante spesso li giustifica come necessari.

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