IL GUSTO DELLE COSE
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Questa mattina sono andato a correre al bosco Zaher, racimolando la distanza di 12 km.
Ho attraversato prima il bosco Zaher, poi la radura del bosco Franca, inoltrandomi nel bosco Ottolenghi Sud, poi l’Ottolenghi Nord e quindi sono tornato a casa.
La corsa in mezzo al bosco è molto piacevole: è una forma di meditazione attiva.
Il corpo pensa, la mente corre.
L’escursione al bosco è stata costellata da alcuni eventi curiosi ed emblematici. Escatologici.
Un runner di mia conoscenza ha raccolto dalla strada di via forte Cosenz, in mezzo al bosco, una piattaforma per il lancio di razzi pirotecnici. Evidentemente, era stata utilizzata per festeggiare l’arrivo del nuovo anno.
E’ imprudente e abominevole lanciare razzi in mezzo al bosco. Il periodo è molto secco: il lancio di razzi può innescare incendi, peraltro in una delle poche aree boscate del territorio veneziano. Inoltre, molte creature del bosco, anche i cani e i gatti (compreso il mio Figaro), temono gli scoppi dei razzi che provocano panico e terrore.
Sono grato al gesto di impegno civico del compagno runner ma riprovo fermamente la barbara consuetudine di sparare razzi e di liberare i lampioncini cinesi per festeggiare.
Ho inciampato.
Sono caduto e mi sono prontamente rialzato, senza ferirmi.
Non ho incontrato molte persone. Tuttavia, proprio pochi minuti prima, avevo incrociato un altro runner e ne avevo stigmatizzato, a mente, lo stile di corsa, dinoccolato, sciatto e inelegante. Spostava il peso del corpo ora da un lato, ora dall’altro, con le punte dei piedi aperte verso l’esterno. Sembrava stesse indossando degli sci. Un gesto esteticamente sgradevole ed energicamente dispersivo.
E, mentre riflettevo su questo aspetto, lasciando la stradina principale in ghiaia, per entrare in una piccola area umida depressa all’interno del bosco, ho inciampato in una radice e sono caduto.
“Non è importante quante volte si cade” ho concluso la mia riflessione.
L’importante è rialzarsi una volta di più, evitando di farsi male.
Tuttavia, l’evento più piacevole ed entusiasmante è avvenuto al limitare del bosco Ottolenghi Nord. Il bosco si dirada e un fosso congiunge l’area boscata con il fiume Dese.
Mentre mi trovavo a circa venti metri dalla radura, una coppia di volpi ha attraversato la strada.
La prima aveva un manto bruno ed era seguita a qualche metro di distanza da un’altra volpe con la coda lunga, vaporosa e bianca. Che visione spettacolare: il cuore ha avuto un sobbalzo.
La presenza di una coppia di volpi mi è sembrato un bel segno.
Significa che quell’appendice più lontana del bosco Ottolenghi, nonostante il transito dei treni, è sufficientemente sicura per la fauna e poco frequentata dagli uomini.
Significa che, anche d’inverno, la coppia di volpi può cacciare indisturbata e nutrirsi. Quindi c’è una catena ecologica integra.
Significa che il bosco Zaher (Franca e Ottolenghi) è un rifugio efficace per tante creature selvatiche.
Me compreso.