“LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO”: l’Europa e il destino tragico della bellezza
…
L’IDIOTA GEOPOLITICO: L’EUROPA E IL DESTINO TRAGICO DELLA BELLEZZA
Poche frasi sono state così abusate, svuotate di senso e ridotte a slogan rassicurante come questa citazione di Fëdor Dostoevskij.
Nel contesto de L’idiota, tuttavia, questa affermazione non è un manifesto di ottimismo, ma un interrogativo lacerante.
La bellezza di cui parla il Principe Myskin non è l’estetica delle gallerie d’arte, ma una bellezza morale scandalosa: la trasparenza, la compassione assoluta, il rifiuto della violenza.
Se oggi guardiamo all’Unione Europea come a un “faro di civiltà”, non possiamo fare a meno di notare la sua inquietante somiglianza con il Principe: una creatura moralmente integra (così è l’Europa, almeno ai miei occhi di cittadino impudentemente europeo ed europeista, anche se lo storico Alessandro Barbero, novello grillo parlante, mi invita ad esercitare con maggiore indulgenza la virtù e il diritto all’autocritica e mi rammenta il passato belligerante, colonialista e razzista dell’Europa e, infine, mi invita a riflettere sulla rivendicata superiorità etica delle democrazie europee), ma tragicamente vulnerabile in un mondo che sembra aver perso il linguaggio della grazia.
Nell’analogia tra l’Europa e Myskin, la “bellezza interiore” del continente europeo risiede nel suo ordinamento giuridico e filosofico.
Dove il resto del mondo sembra scivolare verso un nuovo culto della forza brutale delle autocrazie, l’Europa insiste sulla bellezza del limite e sulla gentilezza della democrazia:
- la sovranità della legge contro l’arbitrio del più forte;
- il pluralismo delle voci contro l’omologazione della propaganda;
- la tutela del singolo e del territorio contro la logica predatoria delle grandi masse di potere e dello sfruttamento delle risorse.
Questa potrebbe essere la bellezza dostoevskiana tradotta in politica: una forma di resistenza non violenta che, proprio come Myskin nei salotti russi, appare spesso come una forma di “idiozia” o debolezza agli occhi dei cinici (è la medesima indole autoritaria che pensa con scetticismo ai Contratti di Fiume e ad analoghe forme di democrazia partecipativa).
L’Europa, come il Principe, vive il dramma della propria inattualità.
Myskin non viene sconfitto perché i suoi ideali sono sbagliati, ma perché il mondo che lo circonda non è pronto a sostenerne il peso.
Allo stesso modo, l’Europa come “faro di civiltà” si trova in una posizione di estrema fragilità.
L’incapacità di difendersi (quanto sarebbe utile e coerente un unico esercito d’Europa!): la purezza di Myskin gli impedisce di reagire alla violenza di Rogozin.
L’Europa, ancorata ai suoi trattati e alla diplomazia, fatica a rispondere a un mondo che è tornato a parlare il linguaggio delle armi e dei ricatti energetici.
La paralisi del dubbio: la capacità di vedere le ragioni dell’altro in politica (facoltà che, però, bisognerebbe dirlo al professor Alessandro Barbero, l’autocrate non ha) rischia di diventare inerzia decisionale, permettendo agli aggressori di erodere le fondamenta della democrazia.
Il punto di rottura dell’analogia è anche il suo punto di forza: Dostoevskij non ci promette che Myskin vincerà. Il romanzo finisce con il Principe che sprofonda nuovamente nell’oscurità della mente, mentre la tragedia si compie.
Tuttavia, il ruolo dell’Europa non deve essere misurato solo in termini di egemonia geopolitica, ma di testimonianza. Se l’Europa rinunciasse alla propria natura per diventare una potenza predatoria come le altre (come era un tempo la stessa Europa, questo va concesso al professor Barbero), la “bellezza” morirebbe definitivamente.
La salvezza che l’Europa offre al mondo non è il dominio, ma la prova vivente che un altro modo di convivere è possibile (si può dire, senza essere contraddetti dal professor Barbero, che negli ultimi 80 anni l’Europa ha cercato di esistere pacificamente, senza confliggere?). È la dimostrazione che il potere può essere subordinato al diritto e che la dignità umana non è una variabile dipendente dall’espansione economica.
Essere il “Principe Myskin della geopolitica” è una condanna e, al tempo stesso, l’unica missione nobile rimasta al continente europeo.
L’Europa salverà il mondo solo se accetterà il rischio della propria fragilità, senza cedere alla tentazione di trasformarsi nell’abisso che combatte. La sfida non è vincere la guerra del cinismo, ma rimanere l’unico luogo dove la bellezza della verità può ancora essere pronunciata senza vergogna.
Come per l’Idiota, la sconfitta materiale dell’Europa sarebbe una tragedia storica; ma la sua rinuncia etica sarebbe, per l’umanità intera, la fine di ogni speranza di salvezza.

Rappresentazione ispirata allo stile dei London Police, Blub e Lediesis
Bellezza salverà il mondo Dostoevskij L'idiota Unione Europea