LA CORSA DI PIERO E LA POESIA DI MONTALE
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Piero ha superato i settanta e corre sempre.
Corre ogni giorno e partecipa a moltissime competizioni sulla lunga distanza.
In qualsiasi condizione, anche con le stampelle.
Ricordo che, per un certo periodo, correva, addirittura, indossando un catetere nascosto sotto la maglia tecnica.
Per Piero la corsa è una missione di vita.
L’ho incontrato stamane verso le 7 e mezza al bosco Zaher ma lui correva già dalle 6.
“È una fortuna, capisci?” mi ha detto, fermandosi solo il tempo di un respiro, mentre i raggi bassi del sole lo colpivano in pieno viso, costringendolo a socchiudere gli occhi.
“Sentire il freddo che punge e il sole che scalda contemporaneamente. Ascoltare il picchio che lavora e vedere il lampo di una lepre o di uno scoiattolo tra i cespugli. È pura magia!”
Non soddisfatto della celebrazione contemplativa della corsa, ha concluso la sua speculazione con un’ulteriore astrazione retorica.
“Sai cosa diceva Montale, il poeta: amo la corsa perché è poesia. Se la notte sogno, sogno di essere un maratoneta.”
E se ne è andato via, macinando ancora un po’ di ghiaia e pensieri.