PERCHE’ TRUMP, PUTIN E XI JINPING BASTONANO L’EUROPA, UNICO FARO DI CIVILTA’
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Perché alle autocrazie – e ai sovranismi – conviene una Unione Europea debole
Nel mondo odierno, segnato dal ritorno della competizione tra grandi potenze, l’Europa rappresenta un’anomalia: un continente che ha scelto l’integrazione al posto della dominazione, la cooperazione al posto della forza, la democrazia al posto dell’autoritarismo.
Questa architettura, che poggia su valori che definiscono un faro di civiltà, non piace a tutti. Anzi, per attori esterni come la Russia di Vladimir Putin, la Cina di Xi Jinping, e per l’orientamento isolazionista della politica americana incarnata da Donald Trump, un’Europa debole, litigiosa e frammentata è più conveniente di un’Europa coesa e capace di agire.
Un’Europa forte è un attore globale; un’Europa debole è un terreno di gioco.
Il valore nascosto della coesione: dalle direttive ambientali ai diritti
L’Unione Europea non è solo il più grande mercato libero del mondo. È un soggetto che, attraverso la sua complessa macchina normativa, eleva gli standard di vita e i diritti fondamentali. È qui che la mia esperienza professionale – come ingegnere idraulico e ingegnere per l’ambiente e il territorio – mi ha permesso di toccare con mano l’impatto reale della cooperazione europea.
Mentre le autocrazie offrono modelli basati sulla centralità del potere, l’Unione Europea offre modelli basati sulla qualità della vita e sulla responsabilità intergenerazionale.
L’acqua e la terra come bene comune: ho apprezzato profondamente l’importanza di direttive come la Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE) e la Direttiva Alluvioni (2007/60/CE). Questi atti non sono semplici burocrazia: sono l’impegno unitario a proteggere le risorse idriche e a gestire il rischio idraulico e geologico su scala di bacino, superando i confini nazionali per il bene comune.
Biodiversità e clima: le politiche ambiziose per contrastare il riscaldamento globale e gli obiettivi di tutela della biodiversità al 2030 testimoniano un’avanguardia normativa che le grandi potenze, spesso orientate a una crescita a tutti i costi, faticano ad eguagliare. L’Europa, pur con lentezza, dimostra che prosperità e sostenibilità possono avanzare insieme.
Integrazione civile e diritti: allo stesso modo, le politiche volte a ridurre le disparità economiche, le disparità di genere, l’accesso al lavoro, le opportunità e le libertà civili sono la prova che l’integrazione europea non è solo un fatto economico, ma un processo di elevazione morale e civile.
Un modello del genere, che combina mercato, diritti e sostenibilità, mina la logica stessa delle autocrazie e irrita chi vede la democrazia come un limite, e non come un fondamento.
Il disegno strategico esterno: la Triplice convergenza
La geopolitica mostra che Mosca (Putin), Pechino (Xi Jinping) e l’ala isolazionista di Washington (Trump) traggono un chiaro vantaggio da un’Europa disunita, anche se per ragioni diverse.
Putin e l’instabilità come obiettivo
La Russia percepisce l’integrazione europea come una minaccia esistenziale. Indebolire l’Europa significa limitarne la capacità di opporsi al revisionismo russo, di sostenere l’Ucraina e di imporre sanzioni efficaci.
Un esempio lampante del disprezzo per la sicurezza collettiva e le istituzioni europee è l’attacco deliberato, da parte di droni russi, al sarcofago di protezione della centrale nucleare di Chernobyl, un’infrastruttura di sicurezza finanziata e realizzata dall’Unione Europea. Compromettendo l’integrità di questa barriera alle radiazioni, la Russia ha manifestato la sua volontà di minacciare un bene di sicurezza transnazionale fondamentale. Un’Europa divisa è un’Europa che non può reagire compatta a queste scelleratezze.
Xi Jinping e la frammentazione utile
La Cina non cerca il crollo dell’UE, ma preferisce un’Europa lenta, incerta, incapace di elaborare una politica industriale o strategica unitaria. Per Pechino, un’Europa frammentata:
- negozia peggio su commercio e tecnologie;
- dipende di più dalle importazioni cinesi;
- non si trasforma in un rivale geopolitico.
In sostanza: una UE debole è un cliente gestibile, non un concorrente assertivo.
Il paradigma Trumpiano e la crisi transatlantica
La visione “America First” di Donald Trump, che vede gli alleati come “competitori economici” e la NATO come un impegno oneroso, mina il pilastro fondamentale della sicurezza europea: l’asse transatlantico. Questa impostazione, pur legittima a livello politico interno, scompagina il sistema di difesa europeo, rendendolo più vulnerabile e diviso e, di conseguenza, più esposto alle pressioni di potenze ostili.
La geopolitica della frammentazione interna
In questo contesto, i movimenti sovranisti, ultra-nazionalisti e anti-europeisti non sono solo fenomeni politici interni. Essi diventano strumenti indiretti – talvolta consapevoli, talvolta no – della strategia di indebolimento portata avanti dagli attori esterni.
Le tensioni sociali, le crisi, le contraddizioni vengono deliberatamente magnificate in Europa da campagne di disinformazione, con un unico risultato: rendere l’Unione meno capace di agire unita e più propensa al conflitto interno. Alimentare l’estremismo politico significa contrastare il processo di integrazione europea.
La responsabilità della scelta
L’Europa non è perfetta: è lenta, litigiosa, complessa. Ma è anche la più grande invenzione politica di pace dell’epoca moderna e un laboratorio unico di civiltà e diritti, come dimostrano le direttive che hanno innalzato gli standard ambientali e civili nel continente.
Comprendere che potenze come Russia, Cina e le correnti isolazioniste statunitensi traggono vantaggio da un’Europa indebolita non è demonizzare, ma riconoscere le logiche di potere. Il vero rischio è che gli europei stessi dimentichino perché un’Europa forte è necessaria.
La scelta, oggi, non è tra Europa e “non Europa”. La scelta è tra un mondo dominato dalla forza e un mondo guidato dal diritto. E l’Europa Unita, con tutti i suoi difetti, resta la migliore, se non l’unica, prospettiva per un mondo libero, giusto ed equo. È questo che dobbiamo difendere.
